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Collezionismo ed investimento PDF Stampa E-mail
sabato 02 febbraio 2008

Il fenomeno del collezionismo appare intimamente legato all’individualità dell’essere, e rappresenta probabilmente un’esigenza incomprimibile della propria personalità, un tentativo di porsi in rapporto con le realizzazioni più elevate dell’umanità, con quei livelli massimi di espressione artistica attraverso i quali l’uomo nella propria evoluzione, riesce ad elevare sempre più la propria condizione. Tale osservazione può spiegare la motivazione per la quale grandi personalità della vita sociale di tutte le ere storiche furono possedute da tale imprescindibile bisogno. Troppo superficiale e riduttivo sarebbe ritenere che dietro ad esso si nasconda solamente un fatto di moda o un bisogno di fama.
Naturalmente ogni opera d’arte richiede da un lato la presenza dell’artista e dall’altro quella del committente, patrone ed ispiratore , che fornisce il necessario supporto spirituale, culturale e materiale per la nascita di esso.

Tuttavia, anche se l’arte viene accostata spesso a mecenati e collezionisti, e quindi se sono necessarie determinate condizioni perché essa fiorisca, resta presente, sempre, tale esigenza altamente spirituale dell’essere.
Esistono inoltre una serie di motivazioni personali dell’uomo, legate alle tendenze umane che lo hanno determinato, quali : fini di lucro, conservazione di ricchezza, orgoglio, voglia di apparire, sfarzo sociale, ambizione politica, ed altre.
La storia del collezionismo appare, quindi, intimamente legata alle società alla quale essa appartiene e le origini essenziali di esso si ritrovano fin nelle più remote antichità, in qualsiasi civiltà apparsa sulla terra. Ad esempio il termine “ Pinacoteca” risalente all’antichità classica, era usato da Vitruvio per indicare quella parte di edificio adibito ad ospitare quadri. Si deduce così come l’antichità classica abbia contribuito alla fondazione del collezionismo rinascimentale e poi di quello moderno. Roma non solo aveva avuto le prime raccolte vere e proprie di oggetti antichi, ma aveva affermato per prima l’idea che l’opera d’arte fosse un bene pubblico di cui tutti i cittadini devono godere. Solamente però, la donazione di Papa Sisto IV nel 1471 al popolo romano della raccolta del Campidoglio appare l’indizio di una ripresa della teoria classica di una collezione pubblica, poiché sino ad allora gli oggetti che si accumulavano nei palazzi ducali e principeschi si trasferivano per eredità, come era in uso nel medio evo.
In tempi moderni, governati dalle necessità di far rendere al massimo il denaro, alle motivazioni di carattere personale esposte si è aggiunto il concetto di investimento, ovvero la necessità di ottenere anche dall’opera d’arte un vantaggio economico attraverso la rivalutazione, e quindi l’incremento di valore del bene nel tempo. Sono così sorte una serie di società di servizi atte a favorire l’interscambio delle opere d’arte, società che vanno dalla case per la vendita all’asta a quelle che apprestano servizi di varia natura, specialmente finanziari, allo scopo di agevolare l’interscambio.
Investire in arte, quindi, significa non soltanto ricavare un "ritorno estetico, e cioè l'indiscusso piacere culturale che nessuna altra forma di investimento può dare, ma vuol dire anche poter variare il proprio patrimonio scegliendo dei beni alternativi a quelli tradizionalmente acquisiti come gli immobili o gli investimenti finanziari, ovviamente il luogo deputato per la ricerca dei beni è il mercato dell’arte, regolato dalla fondamentale legge della domanda e dell’offerta.
Considerata la natura non essenziale del bene culturale, la domanda di esso viene influenzata da oscillazioni assai ampie legate ad una serie di fattori assolutamente determinanti: la qualità e la rarità sul mercato dell’opera, lo stato di conservazione, l’unicità della creazione e il ruolo rivestito dall’autore nel contesto storico-artistico; elementi che alla fine influiscono sulla determinazione del prezzo; tutto ciò senza considerare quel dato psicologico che l’opera d’arte trasmette all’acquirente determinandone il desiderio di possesso e spingendolo ad acquistare un’opera anche in momenti di grande competitività di mercato.
Ovviamente la scelta del collezionista sarà anche motivata dalla sostenibilità dell’attribuzione di un’opera d’arte, anche poco documentata, che potrà fornirgli la grande soddisfazione del “ritrovamento” di un bene artistico poco conosciuto che invece egli identifica.
Non esiste quindi un valore obiettivo e unico per l’arte, cioè nessun epoca e nessun artista hanno un valore assolutamente indipendente e determinato, poiché tutti i fattori sopra citati influenzano gusti, mode e scelte personali del momento, e impediscono la possibilità di far previsioni di mercato assolutamente certe: per esempio, possiamo considerare come nel XVIII secolo Rembrandt fosse poco apprezzato e come dovette sopportare perdite amare, mentre cento anni più tardi la situazione era migliorata per raggiungere oggi livelli assolutamente elevati.

Considerata la complessità della materia e la lunga ed attenta preparazione che essa richiede, molti istituti di credito, per venire incontro alle necessità loro e dei clienti investitori, hanno ormai creato appositi uffici di consulenza per l'investimento in opere d'arte, ed osservano e seguono anche l'esperienza delle grandi case d'asta mondiali; sono inoltre sorte delle società specializzate che calcolano i coefficienti di rivalutazione dei pittori nel medio termine determinandone gli incrementi o gli eventuali decrementi dei valori raggiunti dalle loro opere.
.E’ molto importante, pertanto, per chi voglia investire in beni artistici, affidarsi alla consulenza di qualificati operatori del settore che possano garantire la validità, sia artistica che economica, dell’opera.
Il mercato, infatti, appare costantemente popolato da falsi, e dovendo acquistare beni di elevato valore, è anche necessario accertarsi circa provenienza ed autenticità del bene tramite un documento che ne dichiari la garanzia da parte del venditore ed anche delle case d'aste che generalmente nei cataloghi di vendita forniscono indicazioni in base al parere di loro esperti o consulenti, ma garantiscono legalmente l’autenticità del bene, cioè rimborsano la somma d’acquisto di un bene non rispondente da essi venduto in asta, solamente entro uno ristrettissimo periodo, se esso viene contestato entro circa un mese dall’acquisto in asta e prima che esse effettuino il pagamento al proprietario. L’antiquario invece è sempre legalmente responsabile dell’autenticità del bene venduto e regolarmente garantito.
Nell’investimento in opere d’arte bisogna generalmente cercare dei beni che si rivolgano ad un’ampia clientela che possa pagarne il prezzo richiesto e che siano perciò commerciali sul mercato poiché,in caso inverso,comprare controcorrente esporrebbe ad alti rischi e richiederebbe una conoscenza profonda dell’opera e dell’ipotetico trend che essa potrebbe assumere nel medio e lungo termine.

Un'attenta gestione dell'investimento in arte può pertanto facilmente portare ad ottime rendite che non dipenderanno,come in molti credono, solamente dal prezzo di mercato al momento della vendita : è sufficiente pensare ai guadagni derivanti dai diritti espositivi ottenuti noleggiando le proprie opere per mostre itineranti, quali diritti di pubblicazione e riproduzione a fini editoriali o ancora concessione di licenze d'uso per merciandising correlati a mostre.

Gli investimenti si differenziano tra l’arte antica,che offre sempre una stabilità di prezzi sul mercato,determinata da noti risultati d’asta, e l’arte contemporanea, rischiosa perché giocata su previsioni che nessuno può con certezza fornire.
Un discorso differente deve farsi per la pittura del XIX secolo che, se è pur vero essere quella ad aver ottenuto generalmente rivalutazioni notevoli sul mercato, è comunque altamente penalizzata dai falsi che purtroppo esistono sul mercato e che possono determinare scelte assolutamente disastrose da parte di un acquirente non ben consigliato. Naturalmente la pittura del XIX secolo offre anche qualità altamente positive, quali l’immediata gradevolezza e comprensibilità dell’opera rispetto alla pittura o all’arte antica,affidata a fattori che nel tempo possono metterne in discussione la paternità.


Dal lato della domanda,oltre al collezionismo privato, oggi un numero sempre maggiore di imprese (tra cui molte fondazioni bancarie ) sta investendo cifre sempre più consistenti negli oggetti d’arte.
La nascita dei fondi di investimento in arte, la quotazione in borse della Finarte Spa , il moltiplicarsi delle fondazioni e delle collezioni private sta appunto a testimoniare un crescente interesse economico verso il mercato dell’arte.
Da ultimo lo Stato sembra aver finalmente compreso l’importanza economica delle collezioni d’arte, dato che negli ultimi tempi, i musei o le gallerie d’arte comunali si presentano sempre più spesso come acquirenti nelle vendite all’incanto.

Ultimo aggiornamento ( gioved́ 13 marzo 2008 )
 
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