La "Natività" Palermitana di Caravaggio
Ancora oggi, a distanza di 38 anni, non si hanno notizie certe sulla fine che abbia potuto fare la famosa tela con la "Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi" che il Caravaggio dipinse nell'estate del 1609 per l'Oratorio della Compagnia di San Lorenzo a Palermo e che venne trafugata nell' ottobre del 1969.
Dell'opera ci parla già il Bellori che, sulle tracce dell'artista, giungeva a Palermo nel 1672 : “Di Messina si trasferì (il Caravaggio) a Palermo, dove (…) fece un'altra Natività; la Vergine che contempla il nato Bambino, con San Francesco, e San Lorenzo, vi è San Giuseppe a sedere, e un Angelo in aria, diffondendosi nella notte i lumi fra l'ombre”.
La tela racconta la nascita di Cristo sganciandosi dalla tradizione delle gerarchie iconografiche, trasferendo ai personaggi sacri un realismo storico che rende l'episodio vivo e naturale ai nostri occhi; Caravaggio “traveste” di sacralità tragica modelli viventi a lui noti ed ecco che le sue Madonne e i suoi Santi appaiono come eroi disfatti le cui fattezze ricordano l'umiltà dei poveri e degli emarginati che l'artista ben doveva conoscere girando per le città di Napoli, Malta, Messina e Palermo. Nella “Natività” Palermitana ogni personaggio è colto in un atteggiamento diverso e spontaneo: vi è San Giuseppe che volge le spalle a noi spettatori perché impegnato nel dialogo con un personaggio che si trova dietro la figura di San Francesco, la Madonna dall'aspetto malinconico che contempla il proprio Bambino e che forse già presagisce il sentimento della morte che verrà, e poi un Angelo planante, simbolo della Gloria, che sembra sospeso a mezz'aria in una dimensione senza tempo e priva di spazio. La presenza di San Francesco non è casuale ma è un tributo all'Oratorio che all'epoca era passato alla Venerabile Compagnia a lui devota costituitasi già nel 1569. Il divino e l'umano si incontrano in quest'opera mescolandosi, confondendo cronaca e storia, mistero e realtà. Ciò che conferisce drammaticità all'evento è la soluzione luministica estrema che accompagnerà tutte le ultime creazioni del Caravaggio svelando un senso religioso profondo e doloroso nei riguardi della vita. L'edificio, che ospitava la tela, confina da un lato con il primo chiostro appartenente ai Conventuali francescani; la facciata si allinea con quella della chiesa di S. Francesco sulla strada detta, secondo le carte d'archivio cinquecentesche, “calata di S. Lorenzo e S. Francesco”, luogo in cui il convento possedette delle abitazioni date al censo. Il primo decennio del XVII secolo segna per Palermo una serie di importanti eventi legati alla sfera religiosa locale : nel 1608 in città viene promulgato il Giubileo; nel 1609 si danno le indulgenze in cattedrale alla presenza del Vicerè e del Senato e vengono organizzate ben due processioni che, con rito propiziatorio, ricalcano la croce di strade di Palermo; infine, il Vicerè Villana promuove degli ampliamenti proprio nei conventi dei Francescani osservanti e del Terzo Ordine con grandi feste cittadine. La documentazione del XVII e XVIII secolo ci informa già della presenza della Natività Caravaggesca all'interno dell'Oratorio, precisandone la collocazione spaziale: la tela è stata collocata ininterrottamente (sino al 1969) nel cappellone che presentava lateralmente sei raffigurazioni (oggi andate perdute) relative ad episodi agiografici dei Santi Lorenzo e Francesco, che con opportune analogie,erano visibilmente messi in relazione: Francesco si getta sui carboni ardenti per fuggire alla tentazione della carne rimandandoci al martirio sulla graticola di Lorenzo; poi entrambi i Santi sono colti nell'atto di donare ai poveri parte dei tesori della chiesa e infine vediamo cedere Lorenzo il suo mantello, Francesco le sue vesti. La ricostruzione di questi dipinti , presenti nell'oratorio di S. Lorenzo all'epoca della collocazione della Natività, ci consente di poterne meglio cogliere la sua formulazione iconografica e compositiva : i dipinti laterali giustificano infatti la quinta prospettica che le figure dei due Santi creano rispetto al gruppo centrale che spicca grazie ad una zona cromatica precisa, quella cioè del rosso cinabro del corsetto della Madonna. La rappresentazione dei Santi come esempi di umiltà e di alta morale vuole essere quindi una consapevole scelta di coerenza rispetto a quei sei dipinti cui sopra, oltre al fatto di essere inseriti nella composizione proprio perché titolari dell'Oratorio e della Compagnia. La storia del quadro e le vicende del suo furto sono note a tutti. L'opera fu trafugata nella notte tra il 17 e il 18 Ottobre del 1969. I ladri si introdussero indisturbati nell'Oratorio allora privo di qualsiasi sistema di allarme e lavorarono alacremente: il distacco del dipinto avvenne con il taglio della tela lungo i bordi della cornice con una comune lametta da barba. Fu poi piegata (o arrotolata) per facilitarne il trasporto. Da quel momento la Natività del Caravaggio si eclissò e data la celebrità dell'opera si spiega perché non sia ancora riemersa sul mercato dei falsi mercanti d'arte e dei ricettatori. L'unico momento in cui sembrava ci si stesse avvicinando alla risoluzione dell'enigma si verificò quando nel 1980 Peter Watson, giornalista britannico, spacciandosi per mercante d'arte e affermando di aver rintracciato l'opera a Laviano, nei pressi di Salerno ,era riuscito a fissare un incontro con i presunti ricettatori per la sera del 23 novembre,ma il tragico sisma, che sconvolse Campania e Basilicata quel giorno, impedì che tale incontro avvenisse mandando in fumo ogni speranza. Nell'ambito della Campagna SOS CARAVAGGIO, voluta dalla Delegazione di Palermo del FAI, Fondo per l'Ambiente Italiano, dal Rotary Club Palermo Est, in collaborazione con gli Amici dei Musei Siciliani e dall'Associazione Extroart, nel Gennaio 2006, nell'Oratorio, all'interno della cornice che conteneva la Natività è stata esposta una riproduzione fotografica, realizzata da Enzo Brai e dalla DAMIR, che recava la didascalia “chi l'ha visto?” L'iniziativa, in accordo con l'Ufficio Beni Culturali della Curia di Palermo e con la Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Palermo, intendeva sensibilizzare e informare la cittadinanza e contribuire alle indagini sulla scomparsa del dipinto con l'auspicio di giungere presto al suo recupero. |